All’anno che arriva domani

Caro anno nuovo,

Entra e mettiti comodo sul divano, se vuoi prenditi una tisana, una fetta di pandoro, un po’ di miele di castagno. Gli anni pari mi fanno sempre un po’ paura, soprattutto quelli che finiscono per 2, ma tutto quello che ci spaventa alla fine spaventa di meno, se lo guardiamo da altre prospettive, se lo affrontiamo con un cuore rinforzato.

Entra piano in casa, stanotte, per non spaventare Orsino. Ancora è molto timoroso e si nasconde quando sente passi nuovi sul pianerottolo e dentro casa. Olivia si affaccerà alla porta per vedere chi arriva. Accarezzale la fronte, falle qualche coccola, lasciale dei croccantini: è stato un anno non facile per lei, ma è rimasta dolce e meravigliosa.

E io ti chiedo solo questo, caro 2022, un cuore più robusto per resistere al ghiaccio dei legami che si frantumano all’improvviso senza una ragione, né la possibilità di porvi riparo. Dammi uno stomaco meno incline alla nausea vorticosa delle delusioni che arrivano alle spalle, un palato che non si faccia subito tanto amaro di tristezza per silenzi che non ci meritiamo – o crediamo di non meritarci – una schiena che non si pieghi sotto il peso di un’altra assenza. Rimuovi le ombre che sporcano i miei ricordi, fammi dimenticare tutto quello che ancora mi inchioda i passi al suolo. Non portarmi più di un ragionevole numero di notti insonni. Se non riesco a dormire, deve essere per gioia ed emozione. Nonno diceva che ero troppo docile e arrendevole, che dovevo essere un po’ più prepotente. Aggiungi anche un po’ di sana, innocua, utile spavalderia, dunque. Fammi essere allo stesso tempo al riparo ma non nascosta, resistente e delicata, come una conchiglia.

Non ho ancora capito, e sì che sono passati più di quattro decenni, se io sia, agli occhi degli altri, una persona difficile e da cui è meglio tenersi lontano, qualcuno a cui è facile rinunciare; oppure, al contrario, un’amica con cui fa piacere stare, e da tenersi stretta, nonostante le mancanze, le distrazioni, i crolli, i difetti. Fammi incontrare per la prima volta, o incontrare di nuovo, e più spesso, amici e nuovi amici che mi aiutino a capirlo. Perché non sono perfetta, tutt’altro. Ma so ascoltare. L’anno che sta per partire, tutto questo, un po’ l’ha capito. E gliene sono grata.

So che hai da fare e non ti trattengo oltre.

Sii il benvenuto 2022. Come gli altri anni che finivano per 2 non togliermi troppo, stavolta.

E se lo fai, portami subito qualcosa che riempia e scaldi presto quel posto lasciato vuoto.

Che a non far caso agli spazi vuoti non sono ormai più tanto brava.

V.

Olivia e Orsino. A participant observation.

Ora che finalmente scadenze e impegni di lavoro hanno perso un po’ di peso, posso finalmente dedicarmi al catwatching, alla miciografia, all’osservazione partecipante, chiamatela come volete, di queste due affascinanti, elusive e morbide creature che popolano casa: Olivia – gatta magnifica, maestosa, affettuosa a sua discrezione – e Duke Orsino, trovatello dolcissimo, affamato e dalle lunghe zampette. La convinvenza non è facilissima, i tempi di accettazione e tolleranza di Olivia (che è con me da otto anni) nei confronti di Orsino (con noi da appena tre settimane) oscillano tra l’incoraggiante, il tenero e l’irrimediabilmente disarmante. Magari il tempo, e mesi più freddi, la faranno avvicinare al neo micetto. Nel frattempo, sono adorabili anche quando lui vuole per forza afferrarle la coda, le ruba il cibo, le occupa tutte le scatole, le nasconde i giochi sotto al divano, e quando lei soffia, sbuffa, si allontana come una diva e lascia intendere che cambierà la serratura la prossima volta che usciremo.