Un sogno fatto in Sicilia

Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando. (Leonardo Sciascia)

La dimensione del sogno raccoglie allo stesso tempo tutto il possibile e tutto l’impossibile. Il sogno è un luogo fluido, dove troviamo barriere che nella vita desta supereremmo senza difficoltà (nel sogno, e sempre più nei sogni da adulti, non si riesce spesso a correre, a vedere, a parlare) o, viceversa, dove senza fatica riusciamo a proiettarci in gesti assoluti.

Tutto del sogno si consuma e dissolve quando apriamo gli occhi, tutto resta e continua a rimbombare nella testa e nel petto per ore, anche dopo alzati. Dimensione paradossale, indispensabile come aria.

Al di là della bruciante bellezza con cui una storia terribile e vera è stata narrata, al di là dei simboli scelti, del bosco che si stringe e si dilata, si illumina e si rabbuia intorno ai protagonisti, della voce dell’acqua, dell’acqua come soglia, dei suoni e dei paesaggi usati come incantesimi, al di là di tutte le corde toccate, il film “Sicilian Ghost Story” ci resta dentro come un sogno su cui si sono appena dischiuse le palpebre umidissime, e da cui il giorno vorrebbe allontanarci. Ma il cuore, morso, commosso, sconvolto, continua con fragore e forza a riprenderci e a ricondurci, anche molte ore dopo, per quei liquidi sentieri, ci scaglia sul bagnasciuga con tutta la schiuma salata delle onde, ci ricorda come è che si vive: amando, lottando, gridando.

Due parole, intanto.

Julieta, l’ultimo film di Pedro Almodóvar, è un film dove le assenze generano ingiustificati sensi di colpa e ingiustificati sensi di colpa costruiscono assenze. Dove il letterale e la cruda narrazione sono talmente forti da confondere e far pensare alla fine che invece sia tutto un simbolo, l’affastellarsi di quei due significati, colpa e assenza, attraverso più vicende, più persone. E viceversa: che uno non ci veda che simboli per poi grattare la superficie e non trovarci dietro nulla, se non un crudo dolore, una leopardiana verità mutuata dal mito, e già annunciata per bocca della protagonista, all’inizio della storia.

Julieta è un film molto bello.

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