Agosto (se ad agosto)

Se ad agosto avete ancora voglia di scrivere allora non siete ad agosto, ma bloccati ancora sui suoi bordi, senza aver davvero fatto ingresso in un mese che si è sempre staccato dalla superficie come un pianeta a sé, e c’era sempre chi era riuscito a salire e chi invece era rimasto a terra, anche se quelli partiti con agosto erano sempre di più degli altri, prima.

Agosto era un’isola, prima che lo passassi per così tanti anni su questo scoglio tracimante eccessi, toccata poco dal sole, e sempre meno dal mare. Le discese al mare, il sole, la roccia, le spiagge, le vie delle città, il buio, i pesci, i silenzi: tutti ceduti a chi viene da fuori per qualche giorno appena, e che anche quando parte non ce li ridà indietro ma li passa ad altri e altre che arrivano, e così per sempre -mi chiedo quanti e quante di loro amino questo scoglio quanto l’ho amato io, all’istante, in un istante moltiplicato per cento altri primi istanti.

Agosto era, una volta, nel secolo mio scorso, un carnevale estivo, la sospensione per quattro settimane del tempo normale, e anche un po’ noioso, del luogo in cui passavo tutto l’anno, la frantumazione degli orari ristretti, il crollo delle quattro pareti della mia stanza, lo squarcio nella mia paralizzante timidezza. Tutto si stravolgeva, ad agosto. Continuavo ad annoiarmi, ogni tanto, poco, ma ero in buona compagnia. E con quella compagnia mi divertivo anche molto. E ridevo, quanto ridevo, ad agosto.

Agosto era metamorfosi, vi entravo in un modo, vi uscivo in un altro.

Agosto era la volta celeste come misura del mio sguardo, le stelle, la pioggia improvvisa, le montagne, le nuvole. Qualche sporadica volta il mare (perché il mare apparteneva a luglio, e a settembre).

Facevo molte foto ad agosto.

Agosto era ed è un mese liminale.

E così lo trascorro ora, accantonata e ammaccata, lenta, con i gatti, tra i libri, con le traduzioni, gli acquarelli accanto (possibilità che posso contemplare, o lasciare là dove si trova, pur sapendo che c’è, che potrei, forse, se, eppure), come in un mio personalissimo rito di passaggio verso un’altra vita – che spero sia più tenera con me di quanto lo è stata ultimamente.

Se ad agosto avete ancora voglia di scrivere, non siete ad agosto, agosto non ve lo meritate, e ha fatto bene a partire senza di voi.

(E senza di me).