Era ottobre, o novembre.

Era ottobre, o novembre. Sicuramente non dicembre. Era ottobre o forse novembre, perché tutto era ancora al suo posto. Poi l'anno si è sparpagliato, un anno che effettivamente non era stato male, ma ha finito con lo sbrindellarsi prima in strisce sottilissime che pareva però uno potesse afferrare al volo, stringere nei palmi e ricucire … Leggi tutto Era ottobre, o novembre.

Altra cosa spassosa che può capitare a chi lavora nel settore umanistico.

Sulla scia di un breve elenco di cose letteralmente da sbellicarsi in cui si incappa mentre si procede, con sempre maggiori ostacoli, in un settore, il mio, che pare sia ormai alla portata di tutti quelli che possono permettersi a) una macchina fotografica (che tanto fa tutto lei, no?) b) l'abbonamento premium di un traduttore … Leggi tutto Altra cosa spassosa che può capitare a chi lavora nel settore umanistico.

Viaggio, la vigilia. Pensando ad altri viaggi. Parlando di altri viaggi.

Ben cinque anni che non viaggiavo ad agosto - e Roma non fa testo, Roma è come uscire da casa mia, percorrere un corridoio di ore e ritrovarsi, sempre, a casa mia. Ben cinque anni. Domani sarà ancora la città bianca, e dovrei rispolverare almeno il mio cirillico, allargare il mio vocabolario qualche parola in … Leggi tutto Viaggio, la vigilia. Pensando ad altri viaggi. Parlando di altri viaggi.

‘Since you came here, you brought another island in you’

Leaving a city, a land, an island to head toward other cities, lands, islands, is one founding act – among many others – by which the individual claims, makes sense of, and establishes the continuity of their presence in the world. One could argue that, beyond the many meanings and consequences covered by such an experience, the act of migrating represents a kind of multi-situated ritual of presence just in the moment of the utmost exposure of the individual to the risk of losing themselves, to the inevitable fragmentation of their old and familiar horizon.

Toronto: un appannato déja-vu.

L'acqua era la vera differenza capace di ridestarmi da quel sogno, dalla sensazione di non trovarmi più solo nei fotogrammi di un paesaggio percorso già col pensiero decine di volte ma, al contrario, nell'umida tangibilità di quell'altrove, dell'altrove più altrove in cui avessi messo piede. In un altrove dove era opportuno che i piedi, almeno loro, restassero asciutti.

E ora?

E ora, cosa faremo adesso? Sarà la stessa cosa di quando decidi di curarti gli occhi miopi, dopo decenni di mondi impressionisti nello sguardo? Sarà come passare da un risveglio senza contorni, solo colori, a un altro di bordi sempre più definiti? Quando sai che tuttavia devi aspettare, perché gli occhi devono imparare di nuovo … Leggi tutto E ora?